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La scienza del Ripristino della Visione

I nostri trattamenti, innovativi, possono migliorare le funzioni visive anche dopo molti anni da che si è originata la causa poiché quasi tutti i pazienti conservano una certa visione residua. La visione residua non è identificabile a priori (vedere rispetto a non vedere), ma va ricercata nelle ombre, o nei diversi livelli di visione parziale, che devono essere identificati e poi rafforzati.

La ricerca, condotta nel laboratorio di B. Sabel, ha dimostrato che il cervello, se stimolato correttamente, attraverso un processo chiamato “neuroplasticità”, può adattarsi piuttosto bene alla perdita della vista “riorganizzando” l’attività delle “aree di visione residua”, E’ quindi possibile migliorare l’elaborazione visiva, in seguito a una parziale perdita della vista, attivando e migliorando i potenziali residui del nostro cervello”. Il metodo utilizzato è la stimolazione con corrente alternata a bassa intensità, non invasiva.

La nostra finalità è quella di rafforzare i potenziali di visione che sono ancora lì, nascosti, invece di soffermarsi su ciò che è stato perso. Il nostro mantra è: “abilità, non disabilità”.

Risposte a domande importanti

La stimolazione con corrente alternata è un metodo non invasivo per stimolare le funzioni cerebrali con correnti molto basse che difficilmente possono essere percepite. Può essere utilizzato in pazienti che hanno subito lesioni alla retina, al nervo ottico o al cervello. Questo include malattie come danni al nervo ottico, glaucoma, degenerazione maculare senile, retinopatia diabetica o neuropatia ottica, ambliopia e altri. Le lesioni cerebrali possono essere state causate da ictus o traumi.
I centri del cervello comunicano tra di loro inviando piccoli impulsi elettrici (chiamati “potenziali d’azione”). Quando due centri comunicano spesso, la connessione tra i centri si rafforza. Al contrario, se questi non vengono utilizzati molto, la connessione diventa debole o, a lungo termine, può perdersi. Questo è il principio definito come “use it or lose it” e si applica ad ogni tipo di lesione, indipendentemente da dove questa è localizzata (nella retina, nel nervo ottico o nelle parti profonde del cervello).
Le connessioni tra l’occhio e i centri del cervello che processano la visione (la corteccia visiva) possono essere rinforzati dall’uso ripetuto, al pari di come l’esercizio fisico aumenta la forza dei muscoli. Mentre l’esercizio visivo utilizza piccoli stimoli luminosi per riattivare piccole regioni della retina, il trattamento di stimolazione con corrente alternata tratta maggiori porzioni fornendo impulsi elettrici generati da uno stimolatore attraverso alcuni elettrodi applicati sulla fronte vicino agli occhi.
Gli impulsi elettrici fanno in modo che le fibre nervose e i network neuronali si attivino frequentemente e in questo modo si rinforzi la connettività della “autostrada dell’informazione” tra l’occhio e il cervello. In particolare, quando a causa della corrente alternata le cellule si attivano contemporaneamente in modo sincrono, vi è un rinforzo duraturo delle connessioni (“quello che si attiva insieme, si connette”). Come conseguenza, i centri del cervello meno reattivi agli impulsi (data la parziale cecità), diventano più sensibili e iniziano a rispondere ai segnali elettrici naturali.
Nei pazienti che soffrono di cecità parziale, il cervello non riesce a processare adeguatamente l’informazione visiva, oppure riceve un input troppo debole dall’occhio. Questo porta a quello che viene definito “deficit del campo visivo”. Dal momento che il trattamento aumenta la sensibilità di queste aree parzialmente danneggiate, le cellule del cervello “residue” diventano più attive e, di conseguenza, si ottiene un incremento del campo visivo e tempi di reazione più rapidi.
La visione non è possibile senza input retinici, tuttavia vi è una attività dei network cerebrali che analizza i dati retinici risultanti dalla esperienza consapevole di essere capaci di vedere. La stimolazione a corrente alternata ha come bersaglio questi network cerebrali, modificando le connessioni tra le diverse regioni cerebrali. E sono proprio questi cambiamenti che fanno in modo che la vista migliori.
 
Il fine predominante delle nostre terapie è quello di attivare le capacità visive residue all’interno delle “aree di visione residua” (ARV). Tali ARV si trovano al margine dello scotoma o al suo interno, o anche in profondità nel campo cieco. Queste ARV possono essere osservati facilmente mediante esami standard del campo visivo come i test con perimetria (Humphrey).
Queste immagini rappresentano i risultati dei campi visivi di entrambi gli occhi di un paziente che soffre di glaucoma: le misure sono quelle pre e post terapia.

Le aree bianche sono quelle che rappresentano la visione completa, quelle nere sono cieche; le aree grigie rappresentano quelle con funzioni parziali, con un difetto “relativo” in cui la visione non è né assente né normale. Chiamiamo queste regioni “aree di visione residua” (ARV). Le ARV sono in genere situate al confine della regione cieca e qui le cellule nervose non sono né completamente danneggiate né intatte, ma alcune cellule sono ancora vive. Queste sono le aree interessate per il trattamento perché queste regioni, parzialmente danneggiate, possono essere riabilitate.

Un esempio di tali miglioramenti è rappresentato da questa figura. Si noti che l’occhio sinistro mostra chiari guadagni del campo visivo nel quadrante inferiore sinistro e destro, nonché alcuni miglioramenti nel quadrante in alto a destra e nel centro. Quindi, dopo il trattamento, il paziente rileva molti più punti luce. Il paziente riconosce anche una migliore capacità di lettura, la rimozione di “visione annebbiata” e una migliore acuità visiva. Questo lo si spiega con il miglioramento nella parte centrale del campo visivo (guarda un video sul trattamento di Joe che puoi trovare su youtube).

Di solito il danneggiamento delle strutture visive non è completo e alcune di esse sopravvivono al danno. Questo può includere aree di visione residua ai margini dello scotoma. Ma ci sono altre aree che potrebbero avere un potenziale per il restauro della visione. Questi sono:

  1. “isole di visione residua” all’interno del campo cieco;
  2. Percorsi alternativi, che collegano l’occhio a diverse parti del cervello. Questi percorsi sono chiamati “extra-striati”.

Gli effetti terapeutici del trattamento possono essere spiegati nel seguente modo. La terapia di stimolazione influenza le aree sopra menzionate in quanto provocando delle percezioni simili a quelle della visione (chiamate fosfeni), attiva l’attività cerebrale (un po’ come un peacemaker). Questo porta a cambiamenti di eccitabilità nella corteccia visiva e in altre strutture cerebrali che modificano la sensibilità migliorando le funzioni visive.

L’immagine qui sotto mostra il campo visivo di un paziente che ha subito un trauma del nervo ottico. Si tratta di una cecità quasi completa in un occhio con una piccola visione residua (nel quadrante in basso a sinistra). Dopo il trattamento con stimolazione elettrica cerebrale non invasiva, sono stati osservati miglioramenti marcati della visione all’interno di detto quadrante.

La terapia di stimolazione a corrente non-invasiva, si basa sulla “teoria dell’attivazione della visione residua” proposta da Sabel e dal suo team. Maggiori informazioni sulla stimolazione e sulla teoria dell’attivazione della visione residua si trovano nell’articolo “Vision restoration after brain damage: The “Residual Vision Activation Theory”, pubblicata nel 2011 in “Progress in Brain Research”.

Per ulteriori documenti scientifici sul tema della stimolazione con corrente non invasiva clicca qui: Pubblicazioni.